Pieni di gioia

Domenica 8 febbraio con la lectio divina tenuta nella chiesa parrocchiale di Mozzanica da don Maurizio Lucini, assistente dei giovani di AC, si è concluso il breve percorso di catechesi dal titolo «Lasciamoci prendere dalla gioia del Vangelo», proposto dall’Azione Cattolica e la zona pastorale prima.

Al centro della lectio il brano di Luca 10, 17-24 con riferimenti all’esortazione apostolica Evangelii Gaudium di Papa Francesco.

Il brano di Luca – come ha detto don Maurizio Lucini – si apre descrivendo una comunità unita che annuncia: tutti i settantadue discepoli tornarono, e tornarono pieni di gioia. Settantadue corrispondeva al numero delle nazioni pagane conosciute, chiaro riferimento all’annuncio del Vangelo in tutto il mondo. Gesù indica che la fine del potere tirannico di Satana avviene attraverso la diffusione del Vangelo, luce che vince le tenebre ed offre la verità di Dio. Il demonio viene detronizzato e tolto dal cielo, il posto che spetta a Dio. Gesù, messaggero, mandante e messaggio, nel suo nome ha dato potere ai discepoli di vincere le due forze del male operanti nel mondo: il serpente, cioè il diavolo, e lo scorpione, cioè la morte. Il serpente ha il veleno nella bocca, è il serpente della Genesi, il menzognero, è colui che inocula nel cuore dell’uomo una falsa immagine di Dio. Lo scorpione invece ha il veleno nella coda ed incute la paura della morte, della sofferenza, della fragilità, dell’abbandono, dell’insuccesso. Camminare su queste due realtà significa dominarle. Gesù rende i suoi discepoli uomini nuovi, che hanno una corretta idea di Dio e non temono la morte perché sanno che essa non è la fine di tutto.

Come i discepoli, anche Gesù è pieno di gioia perché vede i suoi settantadue (la globalità degli uomini) ritornare vittoriosi. Gesù esprime la sua gioia filiale chiamando Dio Padre e verifica che la rivelazione del mistero del Regno è accordata alle persone semplici, ignoranti, piccole, mentre resta nascosta ai dottori ed ai sapienti. Quanti piccoli nella nostra comunità sono luce, riflettono la gioia del Vangelo. Sono nella semplicità annunciatori potenti del regno.

Beati sono i discepoli che vedono Gesù felice per la gioia del Padre, è uno spettacolo meraviglioso.

Come la Trasfigurazione di Gesù è un anticipo della resurrezione, momento in cui il Signore mostra il suo volto divino, qui abbiamo un anticipo della missione futura della Chiesa: viene mostrato il “volto” santo e bello della missione dei discepoli. In entrambi i casi c’è un dialogo tra il Padre ed il Figlio ed i discepoli ne sono resi partecipi.

Contempliamo la felicità di Gesù per la gioia del Padre, a sua volta felice perché gli uomini, suoi figli, sono finalmente tornati a Lui.

DAL VANGELO SECONDO LUCA

In quel tempo, i settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome».

Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».

In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».

Evangelii gaudium

EVANGELII GAUDIUM

267. Uniti a Gesù, cerchiamo quello che Lui cerca, amiamo quello che Lui ama. In definitiva, quello che cerchiamo è la gloria del Padre, viviamo e agiamo «a lode dello splendore della sua grazia» (Ef 1,6). Se vogliamo donarci a fondo e con costanza, dobbiamo spingerci oltre ogni altra motivazione. Questo è il movente definitivo, il più profondo, il più grande, la ragione e il senso ultimo di tutto il resto. Si tratta della gloria del Padre, che Gesù ha cercato nel corso di tutta la sua esistenza. Egli è il Figlio eternamente felice con tutto il suo essere «nel seno del Padre» (Gv 1,18). Se siamo missionari è anzitutto perché Gesù ci ha detto: «In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto» (Gv 15,8). Al di là del fatto che ci convenga o meno, che ci interessi o no, che ci serva oppure no, al di là dei piccoli limiti dei nostri desideri, della nostra comprensione e delle nostre motivazioni, noi evangelizziamo per la maggior gloria del Padre che ci ama.

273. La missione al cuore del popolo non è una parte della mia vita, o un ornamento che mi posso togliere, non è un’appendice, o un momento tra i tanti dell’esistenza. È qualcosa che non posso sradicare dal mio essere se non voglio distruggermi. Io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo. Bisogna riconoscere sé stessi come marcati a fuoco da tale missione di illuminare, benedire, vivificare, sollevare, guarire, liberare. Lì si rivela l’infermiera nell’animo, il maestro nell’animo, il politico nell’animo, quelli che hanno deciso nel profondo di essere con gli altri e per gli altri. Tuttavia, se uno divide da una parte il suo dovere e dall’altra la propria vita privata, tutto diventa grigio e andrà continuamente cercando riconoscimenti o difendendo le proprie esigenze. Smetterà di essere popolo.

278. La fede significa anche credere in Lui, credere che veramente ci ama, che è vivo, che è capace di intervenire misteriosamente, che non ci abbandona, che trae il bene dal male con la sua potenza e con la sua infinita creatività. Significa credere che Egli avanza vittorioso nella storia insieme con «quelli che stanno con lui … i chiamati, gli eletti, i fedeli» (Ap 17,14). Crediamo al Vangelo che dice che il Regno di Dio è già presente nel mondo, e si sta sviluppando qui e là, in diversi modi: come il piccolo seme che può arrivare a trasformarsi in una grande pianta (cfr Mt 13,31-32), come una manciata di lievito, che fermenta una grande massa (cfr Mt 13,33) e come il buon seme che cresce in mezzo alla zizzania (cfr Mt 13,24-30), e ci può sempre sorprendere in modo gradito. È presente, viene di nuovo, combatte per fiorire nuovamente. La risurrezione di Cristo produce in ogni luogo germi di questo mondo nuovo; e anche se vengono tagliati, ritornano a spuntare, perché la risurrezione del Signore ha già penetrato la trama nascosta di questa storia, perché Gesù non è risuscitato invano. Non rimaniamo al margine di questo cammino della speranza viva!

 

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