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Carità

Published on Luglio 27th, 2015 | by Vincenzo Foppa

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Non solo Marta: ascolto e testimonianza della Parola di Dio

Il giorno 29 luglio la Chiesa ricorda Santa Marta una Santa molto venerata dalla nostra gente che le ha  intitolata anche una chiesa e che ha dato il proprio nome alla Caritas Parrocchiale.

Per riflettere sulla figura di Santa Marta il 22 luglio si è tenuto un incontro sulla natura della carità, proprio prendendo spunto dalla figura di Santa Marta: ci siamo chiesti cosa dice a noi uomini del terzo millennio Santa Marta. Dalla lettura del passo della cena di Betania e dalla relazione di Marta e Maria, tra loro e con Gesù emergono interessanti provocazioni sul mondo d’oggi, sul nostro intendere e forse soprattutto negare le relazioni sociali, umane e soprattutto con la Parola di Dio.

L’ATTEGGIAMENTO DI MARTA E MARIA DI BETANIA NEI CONFRONTI DI GESÙ (Lc 10,38-42)

Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta».

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RIFLESSIONE SU MARTA E MARIA: LA FEDE E LE OPERE 

La figura di queste due donne ripropone l’infinito dualismo sull’importanza della fede e delle opere.

Emergono due tipi di donne: la donna attiva al servizio delle cose degli uomini e la donna contemplativa al servizio di Dio. Esse rappresentano due tipi di atteggiamento caratteristici,  Marta e Maria sono in qualche misura lo specchio della comunità. Da questi due atteggiamenti possiamo desumere i significati più alti dell’ascolto e della testimonianza della Parola.   La pagina di Luca è stata però letta molto spesso per rivendicare una sorta di contrapposizione tra la cosiddetta vita attiva e la vita contemplativa e per conferire ad una maggiore dignità di questa rispetto all’altra.  In realtà non è possibile scindere i due aspetti, anche se questa tentazione ha attraversato alcuni momenti della storia della Chiesa. Basti pensare  alla distinzione operata tra gli Ordini monastici che veniva suddivida tra ordini attivi e ordini contemplativi e, quando la distinzione non riusciva a rendere ragione di tutti gli aspetti di un istituto religioso particolare, di Ordini misti. Dallo stesso insegnamento della parola di  viceversa. In realtà non si possono separare queste due modalità l’una non può prescindere dall’altra in ogni cristiano. Non esiste Marta o Maria, bensi Marta e Maria, due atteggiamenti di amore complementari e non opposti, necessari per mettere in atto il grande comandamento dell’Amore: amerai Dio con tutto il tuo cuore e il prossimo tuo come te stesso. Non si può separare Maria da Marta, come non si può separare l’amore di Dio dall’amore del prossimo.

Dentro questi atteggiamenti emergono virtù imprescindibili dall’essere cristiani.

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ACCOGLIENZA:

Marta è colei che accoglie Gesù in casa sua, in un piccolo villaggio, questo dice molto in favore di questa donna. Grazie all’accoglienza e all’ospitalità di Marta, il villaggio diventa un villaggio accogliente e ospitale.  La casa di Betania diventa sinonimo di apertura, di ospitalità. L’ospitalità è un tema  che, nella nostra società individualista e anonima, è tutto da riscoprire. La scrittura in questo senso ci aiuta: l’ospitalità non è soltanto un segno di umanità, ma un aspetto del comandamento nuovo insegnatoci da Gesù: accogliere l’ospite, cioè il forestiero, per noi significa accogliere Cristo stesso che si è identificato con tutti i bisognosi. E noi siamo chiamati ad accogliere e ristorare  Gesù, il quale passa ancor oggi vicino a ciascuno di noi e ci dice: “L’avete fatto a me!”».

ASCOLTO:

L’intervento  del Signore in questo brano ci indica quanto sta alla base dell’agire cristiano e ciò che lo specifica come tale: ascoltare e accogliere la Parola. Il centro, il fulcro intorno al quale si potrà costruire la comunità non sono i molti servizi, non sono le molte opere, ma è unicamente la Parola.
Di poche cose essenziali c’è bisogno, anzi  di una soltanto. Questo ci permette di capire che il senso della nostra vita ci è continuamente donato; la Parola ci fa capire che la nostra vita ci è donata dal Signore. Solo questa profonda consapevolezza ci permette di diventare disponibili per il servizio agli altri. Quindi ci permette un esercizio ormai inconsueto nel frenetico mondo dell’oggi. Se sappiamo ascoltare il Signore sappiamo anche ascoltare il nostro prossimo. Tutto questo investe il nostro rapporto con l’altro che non è fatto solo di servizi o bisogni materiali. Ascoltare ci rende attento all’altro, al suo essere, alle sue relazione ed ai suoi bisogni spirituali. Vuol dire dedicare parte del nostro tempo, consumato dalla fretta e dall’efficientismo alla necessità di comunicare, di comprendere che l’altro fa parte della nostra vita. Se siamo attenti alla parola di Dio siamo attenti anche al nostro prossimo.

Dietrich Bonhoeffer, pastore evangelico tedesco, uno fra i massimi teologi del Novecento, membro attivo della resistenza al nazismo,  nella sua opera “la Vita Comune” ricca di riflessioni ha affrontato anche il tema dell’ascolto:

CHI NON SA ASCOLTARE A LUNGO E CON PAZIENZA, PARLERA’ SENZA TOCCARE VERAMENTE L’ALTRO ED INFINE NON SE NE ACCORGERA’ NEMMENO PIU’.  CHI CREDE CHE IL SUO TEMPO SIA TROPPO PREZIOSO PER ESSERE PERSO AD ASCOLTARE IL PROSSIMO NON AVRA’ MAI VERAMENTE TEMPO PER DIO E PER IL FRATELLO, MA SEMPRE E SOLO PER SE STESSO, PER LE PROPRIE PAROLE E PER I SUOI PROGETTI. CHI NON SA ASCOLTARE IL FRATELLO BEN PRESTO NON SAPRA’ NEPPURE ASCOLTARE DIO; ANCHE DI FRONTE A DIO SARA’ SEMPRE LUI A PARLARE.

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CONDIVISIONE:

Marta ha accolto Gesù, però quella che in realtà gli ha dedicato la sua attenzione e il suo tempo è stata Maria. Marta era distratta con tante cose da fare. Maria invece era concentrata sulle parole di Gesù. Alla distrazione di Marta si oppone l’attenzione di Maria, e al molto servizio di Marta si oppone la concentrazione di Maria. Questo  presenta una connotazione negativa: in certe occasioni il troppo servizio può anche essere dispersivo. La reazione di Marta è immediata e si lamenta direttamente al Signore, perché si trova a dover  fare tutto il lavoro da sola. Essa è distratta non per volere suo, ma perché deve portare tutto il peso del lavoro. Quindi, il problema di fondo è il molto impegno  non condiviso. Di fronte a Gesù le due sorelle entrano in conflitto, perché ambedue vogliono servirlo, benché in maniere diverse. E in certo modo, Marta ha ragione. Se il lavoro è condiviso, diventa più leggero e si finisce prima. Se Marta è distratta è per colpa di Maria che l’ha lasciata sola.

EQUILIBRIO:

Gesù non dice a Marta di continuare il lavoro, e nemmeno dice a Maria di continuare seduta ai suoi piedi, ma pone l’accento sul valore che ha l’ascolto personale della parola per ambedue le sorelle. Gesù non condanna Marta, ma le ricorda il rischio di vivere in una continua dispersione. Il troppo affanno per il servizio può separarci dalla Parola di Gesù che è la radice la fonte di ogni servizio. Gesù vuole una risposta di Marta e una risposta di Maria. Se da una parte Marta è invitata a superare la sua angoscia per il lavoro e a sedersi accanto a Gesù per ascoltarlo, Maria, dopo aver ascoltato la sua parola, dovrà alzarsi per mettere in pratica la parola al servizio dei fratelli.

RECIPROCITA’:

Marta non aveva capito che Gesù era venuto a casa sua per nutrirla, più che per essere nutrito da lei. E’ l’eterna tentazione di dare il primato alle opere anziché alla fede. E’ anche l’atteggiamento di considerarci sempre e comunque protagonisti mentre gli altri sono oggetto passivo del nostro agire. Gesù ci fa comprendere il molti modi nel donare, anche quando apparentemente sembra che non stiamo facendo nulla. E’ anche un atteggiamento di umiltà che ci toglie dalla presunzione di essere al centro, bensì  in un contesto di reciproco scambio.

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