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Catechesi

Published on Marzo 13th, 2014 | by Vincenzo Foppa

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L’arte incontra la Quaresima: Gesù tentato nel deserto

ARTE E FEDE

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L’arte in tutte le sue forme aiuta l’uomo a cercare e ad andare verso un «oltre» perché l’arte non è mai fine a se stessa.

Il linguaggio dell’arte diventa una proposta di evangelizzazione rivolta all’uomo; una proposta capace di provocare in lui una adesione libera e liberante. «L’arte riesce a trasferire in formule significative ciò che è in se stesso ineffabile» (Giovanni Paolo II, Lettera agli artisti, 12).

«La Chiesa ha bisogno dell’arte perché essa è chiamata a predicare Cristo, Vita eterna che si è resa visibile, uomo-immagine che in ogni parola e azione ha rivelato l’invisibile Dio. Come la vita sacramentale e liturgica estende nel tempo gli effetti salvifici dell’operato di Cristo, così l’arte sacra, intimamente legata alla liturgia e considerata essa stessa un “sacramentale”, estende la visibilità del Figlio di Dio» (T. Verdon).
Ecco, allora, l’arte visiva: strumento antico di catechesi dopo le Scritture. Pittura, scultura, architettura fanno vedere, fanno toccare, fanno entrare fisicamente nel sacro. L’arte della Chiesa invita a conoscere in maniera sperimentale il Dio che in Gesù Cristo ha voluto essere visto, toccato.

L’ARTISTA   

IVAN NIKOLAJEVIC KRAMSKOIJ

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Ivan Nikolaevič Kramskoj (Ostrogožsk, 8 giugno 1837 – San Pietroburgo, 6 aprile 1887) è stato un pittore e critico d’arte russo, inoltre è stato il leader del gruppo degli Ambulanti, di cui organizzò le mostre annuali. È uno dei maggiori maestri del ritratto realistico: Autoritratto (1867), L. N. Tolstoj (1873), N. A. Nekrasov (1877), M. E. Saltykov-Ščedrin (1879), tutti a Mosca, Galleria Tret´jakov; in un secondo tempo dipinse il ritratto nell’insieme di una composizione di genere (Nekrasov nel periodo degli “Ultimi canti”, 1877, Mosca, Galleria Tret´jakov). Nella pittura religiosa risentì l’influenza di A. A. Ivanov (Cristo nel deserto, 1872, e Cristo deriso, ambedue a Mosca, Galleria Tret´jakov). Fu un eminente teorico e critico d’arte.

L’OPERA

“LA TENTAZIONE DI GESU’ CRISTO NEL DESERTO”
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Mosca, Galleria Tretjakov

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Parrocchia di San Pio X in Cinisello Balsamo – MI
Omelia di don Danilo Dorini del 5 marzo 2006
Prima domenica di Quaresima

Il nostro Papa Benedetto inizia così il suo messaggio per la quaresima di quest’anno: “La Quaresima è il tempo privilegiato del pellegrinaggio interiore verso colui che è la fonte della misericordia…”.
E’ sufficiente anche solo un primo sguardo a questo “Cristo nel deserto” per intuire che alle spalle del pittore sta un mondo segnato dalla prova, dalla fatica, come pure dalla pietà e dal senso della dignità umana che rinvia alle certezze della nostra fede.
L’autore è il russo Ivan Kramskoij, vissuto nel 1800, maestro di diversi artisti e protagonista del movimento democratico nella Russia della seconda metà del 1800.
E’ capace di interpretare le caratteristiche psicologiche dei suoi soggetti e soprattutto la spiritualità del popolo russo come ben dimostra questo dipinto che è il suo capolavoro del 1872, attualmente a Mosca.

Il Cristo tentato rappresenta la tenacia d’animo e la fortezza interiore: è il nuovo Adamo cosciente che Dio ha posto un limite al male, ed è la sua misericordia.
Scrive il Papa: “Anche oggi lo sguardo commosso di Cristo non cessa di posarsi sugli uomini e sui popoli”… cosciente che “Il progetto divino ne prevede la chiamata alla salvezza”.
Osserviamo il Cristo del dipinto: incarna l’immagine della forza interiore, capace di affrontare le situazioni difficili della vita quotidiana. Riassume tutta la spiritualità russa, legata ai riti solenni della liturgia ortodossa e cresciuta seguendo le stagioni della propria immensa terra.
Kramskoij aveva già ritratto i volti provati dalla fatica ma sereni dei contadini russi; il pittore condivide la spiritualità del suo contemporaneo scrittore Dostojevskij le cui opere sono pervase dalla presenza continua del senso ultimo della vita.
Qui Gesù è un uomo libero o no? “Fu condotto nel deserto per essere tentato dal diavolo…”. Gesù avrebbe potuto cedere umanamente alla tentazione? Poteva o no disobbedire alla volontà di Dio? Distinguiamo tra libero arbitrio e libertà: libero arbitrio è la capacità dell’uomo di scegliere in generale tra bene e male, dunque non è dominato dal destino, dal fato; la libertà si esplica nella scelta del bene ossia facendo quella scelta che corrisponde al nostro essere umano (nel senso di ciò che ci costituisce come persone) e al fine ultimo al quale tendiamo.
Dunque libertà non è l’esercizio della facoltà di scegliere, ma consiste nella capacità di autodeterminarsi, cioè la capacità di orientarci al bene per diventare pienamente ciò che dovremmo essere. La libertà è un dono iniziale che noi portiamo a maturazione con le nostre scelte particolari.
Ne discutevo tempo fa con un giovane “oramai” vicino a 30 anni: “La libertà non può essere ridotta a fare ciò che si vuole né consumarsi dentro ad una ribellione, a una fuga perenne ma deve giocarsi dentro a un “si”. Questo è segno e criterio di maturità; diversamente indica superficialità e insipienza nonostante l’età”.
Noi abbiamo a che fare con Gesù, un uomo pienamente libero e consapevole della propria fragilità, è assorto e concentrato, libero e deciso, orientato verso la volontà del Padre, spinto a conformarsi a quella del Padre non a causa di un diktat divino esterno, ma per una scelta personale.
Il volto di Cristo, nel dipinto, ci attira in modo particolare perché è proprio il ritratto della prova, del combattimento interiore e del digiuno. Notate il suo sguardo. Dai vangeli emerge un elemento: gli occhi di Gesù dovevano essere davvero incantevoli, penetranti e quasi magnetici: chi li aveva visti non se ne dimenticava più. Ora gli occhi sono rivolti verso la terra, o meglio, verso sé stesso: per prepararsi al dono di sé stesso sulla croce Gesù deve affrontare, come uomo, le prove della vita, la solitudine, la paura di non farcela, la tentazione della fuga e dell’abbandono…
Per questo il capolavoro di Kramskoij è un’opera di immenso valore: il senso ultimo passa dal deserto.
Il Papa ci invita a misurare il nostro sguardo su quello di Cristo. Davanti a Gesù, così concentrato, scrive il Papa, “Dinanzi alle terribili sfide della povertà di tanta parte dell’umanità, l’indifferenza e la chiusura nel proprio egoismo si pongono in un contrasto intollerabile con lo sguardo di Cristo. Il digiuno -di cui abbiamo parlato domenica scorsa- e l’elemosina sono occasione propizia per conformarci allo sguardo di Gesù”.
Esaminiamo il deserto.
Gesù è solo: personifica il paesaggio che lo circonda. E’ un Cristo fattosi deserto: l’essenzialità dell’ambiente roccioso avvolge Gesù tentato. Con questo ambiente costituito da pietre Gesù deve fare i conti e dare priorità alla fame del cuore.
Uno scrittore ha detto: “L’uomo è un essere di desiderio. Ma cosa può mai desiderare l’uomo? Fin dove possono spingersi le sue aspirazioni? Come può mettere a prova il desiderio ed educarlo al meglio?”
Viviamo momenti nei quali i desideri si chiede che diventino diritti garantiti ed intoccabili: forse, anzi certamente, abbiamo bisogno di vivere un po’ il deserto, nella preghiera e nella riflessione personale per fare chiarezza dentro noi stessi e vivere il desiderio -come dice la parola stessa- in quanto aspirazione all’infinito, ad andare oltre…
Il senso dell’infinito, della trascendenza ci viene suggerito, nel dipinto, da una visione dal basso: ci troviamo quindi, nel deserto e su una montagna. Il pittore aveva presente la figura del profeta Elia sul monte di Dio, l’Oreb, una figura rappresentata spesso nelle icone liturgiche russe.

Cito ancora il messaggio del Papa: “La tentazione è di ritenere che dinanzi ad urgenze pressanti si dovesse in primo luogo provvedere a cambiare le strutture esterne. Questo ebbe per alcuni come conseguenza la trasformazione del cristianesimo in un moralismo, la sostituzione del credere al fare. Già Giovanni Paolo II aveva scritto: “La tentazione oggi è di ridurre il cristianesimo ad una sapienza meramente umana, quasi a una scienza del buon vivere…”. Noi invece sappiamo che Gesù è venuto a portare la salvezza integrale”.
Ciò è espresso dalle mani giunte di Gesù.
Gesù supera la tentazione affidandosi costantemente alla Parola di Dio: “Sta scritto” replica al tentatore.
Queste mani sono la trasposizione della fede dell’artista e del suo popolo e un invito alla preghiera e alla fiducia in Dio.
Nel suo messaggio il Papa cita Madre Teresa di Calcutta: “La prima povertà dei popoli è di non conoscere
Cristo” e aggiunge: “Perciò occorre far trovare Dio nel volto misericordioso di Cristo…” Ciò è possibile solo se noi stessi ci affidiamo a Lui.
Un’ultima nota: sullo sfondo all’altezza delle mani di Gesù, si nota l’alba di un nuovo giorno. La quaresima è come un inizio di un nuovo giorno, in attesa della nostra redenzione e in preparazione all’alba del mattino di Pasqua.
La vittoria di Gesù sulla tentazione è garanzia della nostra, diceva S. Leone Magno: “Egli ha combattuto perché noi combattessimo, egli ha vinto perché anche noi, come lui, potessimo vincere”.

Scarica l’omelia in formato PDF

Kramskoij – Tentazione nel deserto

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