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Approfondimenti

Published on Febbraio 28th, 2016 | by Vincenzo Foppa

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Famiglia ed unioni civili – il silenzio sulle voci scomode

Il ruolo operato  in questi tempi dai mass media nel tentativo di demolire la famiglia formata da un uomo, una donna e dai figli è sotto gli occhi di tutti. Una famiglia spesso presentata come un covo di perversione, un luogo malsano in cui vivere, una istituzione repellente e superata.

Ogni posizione che tiene distinto il matrimonio individuandolo quale luogo specifico della coniugalità e della genitorialità  rispetto alle unioni civili ed all’adozione delle copie omosessuali viene bollata come oscurantista e medioevale.

E’ evidente che chiedere conto alla famiglia del fatto che non sia luogo di perfezione è un’operazione farisaica. La famiglia come ogni ambito umano e sociale non può essere perfetta, non può sottrarsi alle contraddizioni ed alle sofferenze di un sistema che giorno dopo giorno rende sempre più arduo l’assolvimento del suo ruolo.

Ma è anche attraverso questa imperfezione che si impara ad amare, concretamente e realmente.  La famiglia in questo contesto di crisi, non solo economica, ma soprattutto morale è l’unica istituzione che sta sostenendo il peso della solidarietà nei confronti delle figure più deboli e più emarginate dalla società. Una società egoista, individualista ed improntata alla provvisorietà.

Vi sono e vi sono stati pronunciamenti in questo senso, oltre ogni sospetto di appartenenza, anzi in taluni casi provenienti da altra appartenenza ( il versante laico) volutamente e sistematicamente sottaciuti.

Vediamone alcuni:

Carlo Nordio da: Adozioni gay e famiglia, perchè servono rigore etico e logico, il Mattino 19 gennaio 2016

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“Primo. Per migliaia di anni, in tutte le latitudini e in tutte le civiltà, l’officio educativo è stato affidato (laddove possibile) a padre e madre. Secondo. La nostra Costituzione all’articolo 29 definisce la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, e all’articolo 30 disciplina la paternità e la sua ricerca (a proposito: ma credete veramente che Togliatti e Terracini, per non parlare di De Gasperi e Saragat, potessero lontanamente pensare a un’adozione da parte di gay?). Terzo. Nella tradizione culturale laico-illuministica ogni forma educativa diversa da quella impartita dalla famiglia tradizionale è stata sempre guardata con sospetto e sarcasmo, anche quando proveniva da filosofi come Platone, Campanella e Rousseau. Bene. Se queste tre proposizioni sono vere, e credo sia difficile contestarle, vale la pena di innestare una sorta di guerra di religione su un argomento che andrebbe trattato con rigore etico e soprattutto logico? Non solo per la doverosa attenzione alle aspettative degli aspiranti genitori, ma anche per la riverente cura degli interessi di chi, nascituro o bambino, oggi non si può pronunciare.”

Sergio Romano da:Lettere al Corriere della Sera, 19 Ottobre 2014

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“Le parole non sono scatole vuote. Racchiudono il significato che hanno assunto con il passare del tempo e lo trasmettono alle generazioni future. Matrimonio, in particolare, è la parola con cui una larga parte dell’umanità descrive l’unione fra un uomo e una donna, benedetta da Dio o certificata dallo Stato. Utilizzarla per unioni diverse è un furto di tradizione che non conviene neppure agli omosessuali. Chiedono un diritto nuovo e dovrebbero desiderare che per l’esercizio di questo diritto venga adottata una parola nuova. È un desiderio legittimo? Lo Stato moderno non rilascia diplomi di moralità sessuale, non deve decidere se l’omosessualità sia un abominevole vizio o, più semplicemente, una variante della umana sessualità. Se il fenomeno è socialmente rilevante, lo Stato deve prenderne atto e regolarne le conseguenze fra cui, in particolare, quelle patrimoniali. Ma potrà farlo soltanto se avrà prima deciso quando e come un rapporto sessuale diventi unione. Occorre, in altre parole, una norma.”

Ernesto Galli della Loggia da: Ai bambini servono entrambe le figure, Corriere della sera- 27esima ora, 2 gennaio 2013

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“Bernheim (Gilles Bernheim, Gran Rabbino di Francia, autore del saggio ‘Matrimonio omosessuale, omoparentalità e adozione’ NdR) inizia con il punto decisivo, e cioè contestando che tali temi abbiano come vera posta in gioco un problema di eguaglianza dei diritti. In gioco invece, scrive, è ‘il rischio irreversibile di una confusione delle genealogie, degli statuti e delle identità, a scapito dell’interesse generale e a vantaggio di quello di un’infima minoranza’.

 In un modo che a me sembra condivisibile anche dal punto di vista di un non credente egli smonta uno ad uno gli argomenti abitualmente usati a favore del matrimonio omosessuale: dall’esigenza della protezione giuridica del potenziale congiunto, all’importanza del volersi bene (‘non si può riconoscere il diritto al matrimonio a tutti coloro che si amano per il solo fatto che si amano’: per esempio a una donna che ami due uomini); alle ragioni affettive che giustificherebbero l’adozione di un bambino da parte di una coppia omosessuale.

Tutto l’affetto del mondo non basta a produrre le strutture psichiche basilari che rispondono al bisogno del bambino di sapere da dove egli viene. Il bambino non si costruisce che differenziandosi, e ciò suppone innanzi tutto che sappia a chi rassomiglia. Egli ha bisogno di sapere di essere il frutto dell’amore e dell’unione di un uomo, suo padre, e di una donna, sua madre, in virtù della differenza sessuale dei suoi genitori’. Ancora: ‘il padre e la madre indicano al bambino la sua genealogia. Il bambino ha bisogno di una genealogia chiara e coerente per posizionarsi come individuo. Da sempre, e per sempre, ciò che costituisce l’umano è una parola in un corpo sessuato e in una genealogia’. Bernheim non solo prende di petto il proposito caro a molti militanti omosessuali di sostituire al concetto sessuato di ‘genitori’ quello asessuato e vacuo di ‘genitorialità’ e di ‘omoparentalità’, ma sostiene che non può parlarsi in alcun modo di un diritto ad avere un figlio: ‘la sofferenza di una coppia infertile non è una ragione sufficiente per ottenere il diritto all’adozione. Il bambino, sottolinea, non è un oggetto ma un soggetto di diritto. Parlare di diritto a un figlio implica una strumentalizzazione inaccettabile’”.

Giuseppe Di Mauro (*Presidente della Sipps- Società italiana di pediatria preventiva e sociale, da Famiglia: come cresceranno i figli delle coppie gay? Linkiesta 2 giugno 2012

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“Sulla base della letteratura scientifica disponibile, i bambini sembrano più adatti ad avere una vita adulta con successo quando trascorrono la loro intera infanzia con i loro padri e madri biologici sposati e specialmente quando l’unione dei genitori rimane stabile a lungo. Il dibattito è molto complesso e scientificamente ancora aperto e quindi, sarebbe auspicabile, da parte dei mezzi d’informazione, una maggiore cautela e più consapevolezza dei messaggi che vengono trasmessi ai tanti telespettatori. Di studi a riguardo ne esistono tanti, ma la loro qualità è spesso scarsa, soprattutto riguardo al metodo di campionamento: uno studio scientificamente valido deve essere condotto su un campione casuale e su un numero significativo di soggetti. Invece, la maggior parte delle ricerche su questo argomento sono state realizzate su campioni non casuali e di piccole dimensioni e quindi non rappresentativi. L’unico studio che ha attualmente una riconosciuta validità è quello del sociologo dell’Università del Texas Mark Regnerus. Infatti, il testo, pubblicato nel 2012, vanta un impianto metodologico inedito quantitativamente e qualitativamente, sia perché si basa sul più grande campione rappresentativo casuale a livello nazionale (12.000), sia perché per la prima volta fa parlare direttamente i “figli” (ormai cresciuti) di genitori omosessuali, dimostrando che il 12% pensa al suicidio (contro il 5% dei figli di coppie etero), sono più propensi al tradimento (40% contro il 13%), sono più spesso disoccupati (28% contro l’8%), ricorrono più facilmente alla psicoterapia (19% contro l’8%), sono più spesso seguiti dall’assistenza sociale rispetto ai coetanei cresciuti da coppie etero­sessuali sposate. Nel 40% dei casi hanno contratto una patologia trasmissibile sessualmente (contro l’8%), sono genericamente meno sani, più poveri, più inclini al fumo e alla criminalità”.

Francesco D’Agostino *Presidente onorario del Comitato Nazionale per la Bioetica – da: Matrimonio e omosessuali: i laici argomenti dei cattolici. L’Avvenire, 15 maggio 2012

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“Primo punto: il matrimonio eterosessuale non è un’invenzione della Chiesa; è un istituto giuridico, finalizzato a garantire l’ordine delle generazioni, riscontrabile in tutte (ripeto: tutte) le culture e in tutti (ripeto tutti) i tempi. Corollario: difendendo il matrimonio eterosessuale, la Chiesa difende non un dogma di fede o un principio della propria dottrina, ma una dimensione del bene umano oggettivo. Secondo punto: si può ben procreare, come Battista ci ricorda, al di fuori del matrimonio (questo lo sanno perfino i cattolici!), ma la funzione del matrimonio è proprio quella di porre un rigoroso ordine sociale nella procreazione, a garanzia delle nuove generazioni… Terzo punto: i diritti che secondo Battista dovrebbero essere attribuiti alle coppie gay sono molto meno eclatanti di quanto non possa apparire quando li si qualifica come «diritti civili»: essi non solo sono facilmente attivabili con quello che la scienza giuridica chiama il «diritto volontario» (reversibilità della pensione, subentro nel contratto di locazione, assistenza ospedaliera, diritti successori), ma in gran parte sono già ampiamente fruibili a seguito di interpretazioni estensive delle leggi vigenti fatte dalla Cassazione. Corollario: la vera posta in gioco, quando si dibatte sul matrimonio gay, è simbolica, non è giuridica né sociale; i suoi fautori vorrebbero che il diritto riconoscesse situazioni affettive, di cui nessuno vuole negare l’autenticità ‘privata’, ma che non hanno però in sé e per sé, alcun rilievo ‘pubblico’.”

Beppe Severgnini da: Italians, Corriere della Sera, 3 febbraio 2011

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“Ho premesso che le coppie dello stesso sesso vanno tutelate e riconosciute dalle legge. Ma che ci posso fare? Non sono favorevole all’adozione e, prima ancora, al matrimonio, che è per definizione l’unione di un uomo e di una donna. Non accetta il mio argomento? Provi a seguirmi. Perché, allora, il matrimonio non può essere fra tre persone? O fra quattro? O fra tre uomini, due donne e un avatar? Se la sua risposta fosse ‘Eh no, bisogna essere in due!’, vuol dire che anche per lei esiste una definizione di matrimonio, basata su una categoria: il numero. Per me ce n’è un’altra: la differenza di sesso. Non lo chiede solo la religione cattolica; lo suggeriscono il buon senso, la storia e la natura (che punta, implacabile, alla procreazione e alla conservazione della specie). Aggiungo: l’adozione da parte di coppie omosessuali mi lascia perplesso; molto perplesso quando ha risvolti pubblici e mondani, come nel caso di Elton John. Un bambino ha bisogno di mamma e papà, figure diverse e complementari. Può accadere che debba crescere solo con una o solo con l’altro. Ma svantaggiarlo da subito mi sembra ingiusto. Solo nel caso di adolescenti, la cui l’adozione si rivelasse difficile, sono pronto a rivedere il mio parere.Questo fa di me un troglodita politico? Non credo. Forse, in parte, un conservatore. Credo infatti che qualcosa da conservare ci sia, nella tradizione e nella fabbrica sociale degli uomini. Molto altro, invece, si può e si deve cambiare. E in Italia non lo facciamo, porca miseria.”

Corrado Augias, da Lettere a Corrado Augias, La Repubblica, 1 novembre 2003

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“Il disagio che provo, di fronte a scene pubbliche di affettuosità omosessuale, credo anche io che dipenda in parte da fattori ‘culturali’ e da mancanza di abitudine. Ricordo nettamente il senso di libertà provato quando, studente, cominciai a frequentare l’Europa (Parigi, Londra soprattutto). Contribuivano a quella sensazione coppie di innamorati sdraiate, sovrapposte, sui prati di Hyde Park o delle parigine Buttes-Chaumont. Erano anni in cui, da noi, la moralità ufficiale esigeva che i poliziotti andassero a multare le coppiette appartate in auto anche di notte e in località isolate, anche con i vetri appannati. Eravamo provincia, le effusioni pubbliche venivano (ufficialmente) considerate disdicevoli. Molti ovviamente erano contrari, si criticava l’atteggiamento, si definiva Scelba (ministro del’Interno) guardone per interposto agente. Col tempo, almeno per le coppie etero, tutto è cambiato. Continuo però a pensare che per le coppie omo ci siano altre difficoltà oltre a quelle culturali. Forse una spiegazione è nel fatto che una coppia uomo-donna che amoreggia su un prato interpreta, anche se non lo sa, la forza sfacciata della specie che chiede di essere perpetuata. In una coppia omosessuale disturba credo l’idea di sterilità che rende baci e carezze esibizione fine a se stessa”.

Oriana Fallaci intervista sè stessa. L’apocalisse  (BUR 2010)

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“Con quale diritto, dunque, una coppia di omosessuali (maschi o femmine) chiede d’adottare un bambino? Con quale diritto pretende d’allevare un bambino dentro una visione distorta della Vita cioè con due babbi o due mamme al posto del babbo o della mamma?

E nel caso di due omosessuali maschi, con quale diritto la coppia si serve d’un ventre di donna per procurarsi un bambino e magari comprarselo come si compra un’automobile? Con quale diritto, insomma, ruba a una donna la pena e il miracolo della maternità?

Io quando parlano di adozione-gay mi sento derubata nel mio ventre di donna. Anche se non ho bambini mi sento usata, sfruttata, come una mucca che partorisce vitelli destinati al mattatoio.

Mi infuria la gente che tace, che ha paura di parlarne, di dire la verità. E la verità è che le leggi dello Stato non possono ignorare le leggi della Natura. Non possono falsare con l’ambiguità delle parole «genitori» e «coniugi» le Leggi della Vita. Lo Stato non può consegnare un bambino, cioè una creatura indifesa e ignara, a genitori coi quali egli vivrà credendo che si nasce da due babbi o due mamme non da un babbo e una mamma.

Giorgio Gaber “Secondo me la donna”

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Concludiamo  attraverso le parole di Giorgio Gaber da “Secondo me la donna” del 1997/98  brano tratto dal disco “Un’idiozia conquistata a fatica” : “Secondo me la donna e l’uomo sono destinati a rimanere assolutamente differenti. E contrariamente a molti io credo che sia necessario mantenerle, se non addirittura esaltarle, queste differenze. Perché proprio da questo incontro scontro tra un uomo e una donna che si muove l’universo intero. All’universo non gliene importa niente dei popoli, delle nazioni. L’universo sa soltanto che senza due corpi differenti e due pensieri differenti, non c’è futuro”.

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