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Published on Dicembre 24th, 2013 | by Vincenzo Foppa

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Auguri di Buon Natale

Buon_Natale_2013

Vogliamo porgervi i nostri auguri con questa profonda meditazione di Don Roberto Seregni:

Uomo tra gli uomini

Meditazione sul mistero dell’incarnazione

 E’ una notte fredda, una notte come tutte le altre.

Bethlemme è in subbuglio. Carovane di profughi stanno invadendo la città di Davide. Non ci sono più letti, stanno finendo le provviste, ognuno si accampa dove può e come può. Anche Maria e Giuseppe, cercano un angolo riparato.

Maria lo sa, lo sente. Come tutte le madri sa che suo figlio sta per venire alla luce.

 Ma per loro, nella locanda, non c’è posto e si devono accampare in una stalla.

 La vita del piccolo Gesù inizia nel segno del rifiuto.

 Altre porte, per Lui e per i suoi discepoli di ogni tempo, saranno chiuse.

 Altre stalle metropolitane verranno occupate da chi nella vita non ha trovato altro che porte chiuse.

 In una notte così, riempita di freddo e di rifiuto, nasce il Figlio di Dio. 

 Pronti o non pronti, desiderosi o indifferenti, sereni o indaffarati, Gesù è nato!

 Dio è entrato nella storia. L’eterno abita il tempo. Dio si è fatto uomo tra gli uomini.

 Non potremo più arrabbiarci con Lui, addossargli colpe che non ha e puntare il dito contro il cielo accusandolo d’essere lontano.

 No, Lui è qui. Lui è presente. Lui è in mezzo a noi.

 Mi stupisce e mi affascina questo Dio così innamorato dell’uomo da diventare uno di noi per rivelarsi e farsi conoscere.

 Dio non ha trovato luogo più affascinate e amabile della nostra carne e ha deciso di abitarla e trasfigurarla.

 Dio abita la nostra umanità senza sovvertirla, senza addolcirla o levigarla. Dio si fa uomo in tutto e per tutto: il mal di testa è odioso anche per Gesù, il freddo è pungente anche per il Figlio di Dio, la morte di un amico è straziante anche per il Rabbì di Nazareth.

 Tutto questo è bellissimo perché ci svela che il Natale non è solo una rivelazione su Dio, ma anche sull’uomo e sull’umanità!

 Devo prendermi cura di me e dei miei fratelli, perché questa carne e questa umanità è stata scelta da Dio fin dall’eternità per essere il luogo della sua rivelazione.

 La nostra carne, con tutte le sue finitudini e debolezze, brilla di una potenza e di una dignità indicibile perché è creata da Dio e abitata da Dio.

 Non solo la nostra umanità esce dalle sue mani, ma diventa le sue mani che proseguono e portano a compimento l’opera della creazione.

 Tutto questo è fantastico e a pensarci bene toglie davvero il fiato.

 Ma non basta. Dobbiamo fare ancora un passo.

 Dio decide di farsi uomo e la cosa strepitosa è il “come”.

 L’eterno Dio ha davanti ha sé una infinità incalcolabile di possibilità per portare a termine il suo progetto di incarnazione:

 un paese in pace e con un’economia florida,

 un popolo potente, autonomo e in espansione,

 una città moderna e attrezzata,

 un padre primario di qualche importante clinica ospedaliera,

 una madre figlia di uomo potente e ricco,

 una clinica moderna e un equipe specializzata,

 un servizio in diretta per dare grande risalto su tutti i quotidiani del globo della nascita dell’atteso messia.

 Invece no, lo sappiamo bene, Dio ha scelto un’altra strada.

 Dio ha un’altro stile. Stupendo e incredibile.

 Dio sceglie la tredicenne Maria e il falegname Giuseppe, entrambi esuli per la follia di un imperatore che decide di trascrivere nei suoi cataloghi il popolo di Dio.

 Dio sceglie un piccolo popolo schiacciato dalla dominazione romana.

 Dio sceglie la città di Betlemme, patria del re Davide.

 Dio sceglie la piccolezza, il nascondimento, l’irrilevanza.

 Dio sceglie una stalla.

È così che l’Eterno entra dentro la nostra storia.

 È così che Dio viene ad abitare tra gli uomini.

 È così che l’Infinito decide di piantare la sua tenda in mezzo alle nostre.

 L’immensità che neppure i cieli possono contenere, ora è stretta tra le braccia tremanti di Maria. Dio è lì, in quel cucciolo di messia infreddolito e indifeso, che deve essere allattato al seno di sua madre, cambiato, coccolato e curato.

 Quel bimbo è il nostro Dio.

 Quel bimbo con i pugni serrati e le guance rosse è l’incarnazione del Verbo eterno di Dio. Lui è il festeggiato! Lui è la festa!

 Allora buon Natale a tutti! 

 A te che lo senti vicino, perché come Lui abiti la periferia della storia, hai trovato porte chiuse e mastichi solitudine ogni giorno.

 A te che hai smesso di mangiare pur di avere qualcuno che si accorga di te.

 A te che stai cercando di fare un passo verso di Lui e non riesci a vedere che Lui ne ha già fatti cento verso di te.

 A te che dopo anni farai Natale senza il tuo amato marito.

 A te che dopo tanta solitudine hai trovato l’amore.

 A te che ogni giorno ti chiedi come hai fatto a non capire ciò che stava accadendo a tuo figlio.

 A te che ancora non trovi la forza per guarire.

 A te che stai rivoluzionando la tua vita e provi a fidarti fino in fondo della Sua Parola.

 A te che sei sprofondato nel silenzio e dopo che tua moglie ti ha abbandonato affoghi il tuo dolore nell’alcol.

 A te che finalmente stringi tra le braccia un figlio tanto desiderato ed amato.

 Auguri a te, che hai atteso e invocato la venuta del Signore e auguri anche a te che da tutto questo non ti sei lasciato nemmeno sfiorare. Forse ancora non lo sai, ma Dio per te si è fatto uomo.

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