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Carità

Published on Aprile 22nd, 2016 | by Vincenzo Foppa

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Il Papa chiede perdono ai migranti

Papa Francesco chiede perdono ai migranti: “Trattati come un problema, siete invece un dono”

In un videomessaggio per il 35esimo anniversario del Centro Astalli per i rifugiati, il Papa ricorda che “troppe volte” i profughi non sono stati accolti. “Ognuno di voi può essere un ponte che unisce popoli lontani”

“Troppe volte non vi abbiamo accolto! Perdonateci”. È il mea culpa che Papa Francesco ha rivolto ai rifugiati dopo il viaggio lampo nell’isola di Lesbo dove ha visitato il campo profughi di Moria. “Io inviterei i fabbricanti e i trafficanti di armi – aveva detto  al termine della visita – a passare una giornata in quel campo e credo che per loro sarebbe salutare”. In un videomessaggio per il 35esimo anniversario del Centro Astalli per i rifugiati il Papa afferma: “Perdonate la chiusura e l’indifferenza delle nostre società che temono il cambiamento di vita e di mentalità che la vostra presenza richiede. Trattati come un peso, un problema, un costo, siete invece un dono. Siete la testimonianza di come il nostro Dio clemente e misericordioso sa trasformare il male e l’ingiustizia di cui soffrite in un bene per tutti. Perché ognuno di voi può essere un ponte che unisce popoli lontani, che rende possibile l’incontro tra culture e religioni diverse, una via per riscoprire la nostra comune umanità”.

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Ai volontari e agli operatori del Centro Astalli, gestito dai gesuiti, il Papa ha chiesto di “continuare con coraggio” ad accogliere i rifugiati. Un’attività che in 35 anni di vita “è stata , prima di tutto un camminare insieme, come un unico popolo. E questo è bello e giusto!”. “Ognuno di voi, rifugiati – ha sottolineato Papa Francesco – che bussate alle nostre porte ha il volto di Dio, è carne di Cristo. La vostra esperienza di dolore e di speranza ci ricorda che siamo tutti stranieri e pellegrini su questa terra, accolti da qualcuno con generosità e senza alcun merito. Chi come voi è fuggito dalla propria terra a causa dell’oppressione, della guerra, di una natura sfigurata dall’inquinamento e dalla desertificazione, o dell’ingiusta distribuzione delle risorse del pianeta, è un fratello con cui dividere il pane, la casa, la vita”. L’invito è ad “aiutare la nostra società ad ascoltare la voce dei rifugiati. Continuate a camminare con coraggio al loro fianco, accompagnateli e fatevi anche guidare da loro: i rifugiati conoscono le vie che portano alla pace perché conoscono l’odore acre della guerra”.

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