Festa dell’Oratorio 2025: un cammino di fede, servizio e speranza

Con la Messa di apertura abbiamo dato inizio alla Festa dell’Oratorio 2025, che quest’anno si inserisce nel cammino del Giubileo. Nella sua predica, don Francesco Fontana ci ha invitati a chiederci a cosa serva davvero l’oratorio: non solo un luogo di gioco, incontro e amicizia, ma una comunità che educa alla fede e alla vita.

Tre le dimensioni che il Vangelo ci ricorda e che l’oratorio è chiamato a custodire:

  • Stare svegli, con la coscienza vigile davanti alla realtà del mondo, senza abituarci all’ingiustizia e alla violenza.
  • Servire, mettendo il bene degli altri prima del nostro, sull’esempio di Gesù, con la gratuità dei tanti volontari che rendono viva la comunità.
  • Ricordarsi che c’è di più, perché ogni attività, dal gioco alla festa, rimanda a qualcosa di più grande: la presenza del Signore che ci accompagna e ci apre alla vita eterna.

Il nuovo anno oratoriano si aprirà sotto il motto “Facciamo Pace”, un invito chiaro e urgente che ci richiama ad essere costruttori di fraternità, a partire dal cortile del nostro oratorio aperto a tutti.

Che questa festa non sia solo un momento di allegria, ma l’occasione per rinnovare insieme il nostro impegno: vivere un Oratorio che educa, serve e testimonia il Vangelo ogni giorno.

Di seguito audio e trascrizione completa della predica di don Francesco.

Celebriamo questa Festa dell’Oratorio nell’anno del Giubileo. Siamo reduci anche con qualcuno di voi dal Giubileo dei Giovani che c’è stato tre settimane fa a Roma. E potremmo chiederci di fatto un po’ a che cosa serve il Giubileo e la risposta, tutto sommato, è molto semplice: serve a diventare cristiani, serve ad avere l’occasione buona per fare un passo avanti nella nostra fede. E possiamo farci però la stessa domanda anche riguardo all’Oratorio.

A che cosa serve l’Oratorio? Perché c’è una realtà così che merita addirittura di essere festeggiata nella festa dell’Oratorio, appunto. Qual è lo scopo dell’Oratorio?

Credo che il Vangelo che abbiamo appena ascoltato, che don Bruno ci ha appena proclamato, ci aiuti a ricostruire un po’ alcuni degli obiettivi che ha l’Oratorio, alcuni degli elementi della missione dell’Oratorio.

In questo brano di Vangelo Gesù mette in scena una sorta di parabola con dei personaggi che sono questi servi, e tra i tanti servi di un padrone c’è un servo che è un po’ il capo di tutti gli altri, no? Allora, ripercorrendo la vicenda di questo servo un po’ a capo degli altri servi, credo che possiamo riscoprire qual è in tre passaggi la missione dell’oratorio.

Il primo, il primo passaggio dico.

Il padrone di questa di questa casa se ne va per andare per i fatti suoi, per andare per un viaggio, insomma è via e non si sa a che ora torni. Allora dice ai servi: “Tenetevi pronti perché nell’ora che non immaginate verrà il vostro .padrone e se tornando il padrone vi troverà svegli, beh, allora sarà contento di voi

Il primo aspetto, insomma, della della missione dell’Oratorio nei confronti di tutti, non solo dei più piccoli, lo dicevo anche prima, l’Oratorio che ha questa vocazione educativa, ma nei confronti di chiunque lo frequenti, di chiunque passi di qui, quindi anche di tutti noi. Un aspetto di questa missione educativa è quello di aiutarci, educarci a stare svegli, a stare pronti, perché invece ci sono tante voci, tante altre occasioni, strutture, situazioni che cercano di addormentarci, di acquietare la nostra coscienza.

L’Oratorio si ricordi, grazie a questa pagina di Vangelo, che deve tenerci tutti svegli, vigili, vigilanti, attivi, attenti rispetto a quello che succede, anche a quello che succede nel mondo. Che vivere l’Oratorio, che passare dall’Oratorio, che venire a bere il caffè in Oratorio, venire a catechismo, frequentare gli incontri, fare qui sport, ci serva a stare svegli, a tenere la nostra coscienza attiva, vigile, perché non ci capiti di confonderci e di abituarci al fatto che uno stato possa invadere un altro stato vicino a casa nostra e ormai è normale per noi sentire di queste notizie al telegiornale solo perché succede da anni.

Non è normale. Non è normale che un dittatore venga riconosciuto come un capo di stato e ha accolto con tutti gli onori il tappeto rosso. Parlo di Putin e di Trump. Non è normale. Non è normale che un governo decida di sterminare una popolazione che vive in un territorio accanto al suo. Non è normale quello che sta capitando nella striscia di Gaza.

La nostra coscienza resti sveglia e passare a giocare a football in oratorio ci aiuti a rimanere svegli. Capisco che la distanza è tremenda tra quello che dicevo prima e quello che sto dicendo adesso. Ma non ci meravigli questa cosa. Quello che facciamo qui, quello che facciamo qui non è giocare al pallone soltanto, ma è incontrarci tra gente che vuole tenere la propria coscienza, il proprio cuore, il proprio sguardo aperto, attivo e sveglio.

Il nuovo anno oratoriano si chiama “Facciamo Pace“. Non credo che ci sia bisogno di commentare tanto la scelta di questo titolo. È stata suggerita dalle linee pastorali del vescovo di quest’anno, ma credo che certamente per tutti sia assolutamente chiaro il perché di questa scelta e il fatto che in tutti gli Oratori della Diocesi ci sarà, l’ho portato stasera a don Bruno, il poster con questa scritta e basta, senza disegni, senza niente, ma semplicemente con questa parola gigante che è scritta a caratteri cubitali “Facciamo la pace”, deve ricordarci che uno degli scopi dell’Oratorio non è quello di morire all’interno dell’Oratorio, non è quello di preoccuparci solo delle nostre piccole cose.

Il cortile dell’Oratorio è bellissimo che sia un cortile perché il cortile è aperto, è aperto sulla strada, sul mondo. ci permette di entrare, di uscire, ci permette di educarci tutti, a cominciare dai più grandi, ad allargare il nostro cuore, a tenere la nostra coscienza sveglia. Come quei servi che devono stare svegli perché e perché non sanno bene a che ora arriverà il padrone.

Il secondo passaggio di questa parabola è questo servo che il padrone loda perché tornando lo trova a fare quello che gli aveva chiesto di fare, ad occuparsi della casa, lo trova a distribuire il cibo a tempo opportuno agli altri servi, cioè a coordinare un po’ tutti i lavori di casa. In altre parole, questo servo viene lodato, viene detto beato, perché il padrone quando torna lo trova a servire, a fare il servo, a fare il suo compito.

Allora, un secondo aspetto della missione dell’oratorio sia quella di educarci tutti a servire, al servizio.

Prima abbiamo citato i tanti volontari che rendono possibile non solo, permettetemi però, la festa dell’Oratorio, ma anche la vita dell’Oratorio che non esisterebbe se non ci fossero eserciti di volontari che sono sempre pochi, quindi c’è sempre spazio. Se qualcuno non fosse ancora un volontario dell’Oratorio c’è spazio per dare una mano, però dico: perché tutto questo volontariato? Per tenere su dei muri, per pulire dei pavimenti? O per dar via delle caramelle? Ma no, per educarci tutti, per allenarci tutti a fare quello che ha fatto Gesù, a servire, ad essere utili, preziosi, educarci tutti a mettere il bene dell’altro, di mio fratello prima del mio, educarci tutti ad amare. Perché questo vuol dire servire.

Terzo passaggio è il servo invece che non viene né lodato né benedetto perché ha fatto il farabutto, perché ha deciso di non ricordarsi più che lui era solo un servo. Ha deciso di far finta di essere il padrone, ha deciso di godersi quello che aveva semplicemente da amministrare, che non era roba sua. Ha deciso di distrarsi, si è dimenticato che il padrone doveva venire. Allora, il terzo aspetto che volevo ricordare con voi stasera della missione dell’Oratorio è quella non solo di tenerci svegli, non solo di educarci a servire, ma anche quella di ricordarci sempre che c’è un di più rispetto a quello che facciamo.

Allora, per chi viene in Oratorio, si tratterà di venire a a giocare a pallone, a fare sport in Oratorio, a fare le prove di canto in Oratorio, a fare quello che volete in Oratorio, semplicemente a giocare a carte in Oratorio, ma continuamente ricordandosi che non è tutto lì, che non è quella la cosa più importante. Tutto quello che facciamo in Oratorio ci deve ricordare che non è questa la cosa più importante. Proprio per questo lo facciamo super bene.

Le salamelle che comincerete a cucinare da domani dovranno essere le salamelle migliori del mondo e sicuramente di tutta la bergamasca per forza, ma dobbiamo farle così bene da ricordarci che comunque non è quella la cosa più importante. Perché? Perché il padrone deve ancora venire, perché il Signore verrà, perché più importante di me e di te c’è che il Signore è tanto buono con tutti, perché più importante di tutte le cose importanti di questa vita, di questo mondo, c’è la vita eterna e la casa del Signore che ci aspetta a braccia aperte.

Allora l’Oratorio ci aiuterà alla vita eterna, a ricordarci che il Signore c’è, ci parlerà attraverso le cose di tutti i giorni, dal fubalino al catechismo, dal campo da calcio alle caramelle del bar, all’adorazione e alla messa che si celebra in questa cappella. Tutto ci parlerà di qualche cosa di più che stiamo tutti attendendo. È quel qualcosa di più che in realtà non è mai qualcosa, ma è sempre qualcuno. È la presenza del Signore della nostra vita che non ha lasciato tranquillo Sant’Agostino finché non l’ha trovato e lui è andato a cercarlo dappertutto finché non ha trovato il Signore.

Che faccia così l’Oratorio, che non ci lasci tranquilli, che non ci permetta di addormentarci, ma ci tenga svegli, che non ci permetta di approfittarci di quel che abbiamo. Ma ci ricordi sempre che c’è qualcosa di più rispetto a quello che viviamo tutti i giorni, perché il Signore c’è, perché il Signore viene, perché il Signore già sta camminando con noi.

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