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Carità

Published on marzo 4th, 2017 | by Vincenzo Foppa

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Pellegrinaggio della Caritas Parrocchiale Santa Marta

La Caritas Santa Marta propone ai Volontari ed a tutta la Comunità Parrocchiale un percorso inteso come un momento di crescita. Lo stesso titolo del pellegrinaggio lo dice: “La Toscana tra tradizione monastica e nuove esperienze di solidarietà”. Per questo abbiamo attinto a quando è presente nel territorio tra Arezzo e Siena:

le città che, racchiuse nelle loro antiche mura, trasmettono il respiro della storia;

i monasteri e conventi  immersi in  scenari naturali straordinari;

le nuove esperienze che rispondono e vogliono essere vicine alle difficoltà del presente.

Quindi il senso di questo invito è nel  cementare nella nostra comunità le relazioni e il progetto di carità in un contesto di fede cristiana.

E’ un occasione per conoscere insieme esperienze di spiritualità e prossimità che valorizzano la bellezza del creato e la capacità che ha l’uomo di integrarsi costruendo comunità e percorsi in perfetta armonia con la natura.

A parte Siena e Monte Oliveto, che sono molto note, le altre mete, seppur poco conosciute, meritano di essere valorizzate. Ognuna con la propria specifica valenza, in un territorio di straordinaria pace e bellezza.

Le città:

Siena: è una straordinaria città che mantiene vivo il patrimonio culturale e civile del medioevo con il Palio e le 17 Contrade, con i suoi capolavori d’arte e il centro storico simile a un museo diffuso.

E’ una delle  capitali del gotico che, dal 1995, fa parte del patrimonio dell’umanità dell’Unesco.

Arezzo: Nonostante parte della città medievale sia stata distrutta durante la Seconda Guerra Mondiale, il centro di Arezzo conserva splendidi monumenti, chiese, palazzi e musei.

Monasteri e conventi:

La Toscana è una terra ricca di cultura e tradizioni religiose, in passato è stata attraversata da molti pellegrini provenienti dal Nord Europa e diretti a Roma. Troviamo una grande via di pellegrinaggio la Via Franchigena, questa percorre tutta la Toscana, attraversando Borghi, Abbazie, Pievi, Conventi e Monasteri.

Monte Oliveto Maggiore

Nel cuore delle crete senesi, brulle e selvagge, l’ Abbazia di Monte Oliveto Maggiore è un’oasi verde segnata dal viale di cipressi fino al ponte levatoio sotto una torre merlata.

L’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, Casa Madre della Congregazione Benedettina di S. Maria di Monte Oliveto, è sorta per iniziativa di un senese, San Bernardo Tolomei ( 1272 – 1348 ) che scelse come norma di vita la Regola di S.Benedetto.

La struttura dell’Abbazia rispecchia la classica impostazione delle abbazie benedettine con una grande chiesa, un chiostro grande ed uno o più chiostri piccoli, un’aula capitolare ed un refettorio.

Nel caso dell’abbazia di Monte Oliveto Maggiore a questi si aggiunge la grande biblioteca.

Eremo e Monastero di Camaldoli

Camaldoli, fondata mille anni fa da san Romualdo, è una comunità di monaci benedettini. Le sue due case, il sacro Eremo e il Monastero, immerse nella pace della foresta, rappresentano due dimensioni fondamentali dell’esperienza monastica, la solitudine e la comunione.

La comunità monastica vive nella ricerca di Dio, nella preghiera e nel lavoro, e si apre alla condivisione con gli uomini e le donne del nostro tempo soprattutto attraverso l’ospitalità.

L’Eremo, isolato in mezzo a una foresta, appena sotto la cima degli Appennini, ha costituito l’habitat naturale nel quale i camaldolesi hanno iniziato la loro avventura e che non hanno mai abbandonato anche dopo essersi irradiati nelle città.

Il Monastero (o Cenobio) è il luogo nel quale i monaci, pur vivendo anche la solitudine, fanno esperienza di vita fraterna e di comunione. Tale dimensione dell’esistenza non è vissuta unicamente tra i membri della Comunità, ma si esprime anche nell’accoglienza degli ospiti: negli spazi del Monastero e in quelli della Foresteria.

Infatti, fin dalle sue origini il Monastero di Camaldoli è stato un luogo aperto all’accoglienza di ospiti e pellegrini.

Il Santuario della Verna

Il monte, ricoperto da una monumentale foresta di faggi e abeti, è visibile da tutto il Casentino e dall’alta Val Tiberina ed ha una forma inconfondibile con la sua vetta (m 1283) tagliata a picco da tre parti. Sopra la roccia ed avvolto dalla foresta si trova il grande complesso del Santuario che dentro la sua massiccia ed articolata architettura custodisce numerosi tesori di spiritualità, arte, cultura e storia.

Nell’estate del 1224 San Francesco si ritirò sul monte della Verna per i suoi consueti periodi di silenzio e preghiera. Durante la sua permanenza chiese a Dio di poter partecipare con tutto il suo essere alla Passione di Cristo, mistero di amore e dolore. Il Signore lo ascoltò e gli apparve sotto forma di serafino crocifisso lasciandogli in dono le stimmate.

Camaldoli e La Verna si trovano nel  Parco delle Foreste Casentinesi, vera meraviglia naturale e paesaggistica, la quiete e la pace di queste foreste lasciano incantati i suoi visitatori.

Le nuove esperienze di solidarietà:

 Rondine – La cittadella della Pace

Nel borgo medievale di Rondine (Arezzo) convivono studenti provenienti da paesi in conflitto dei Balcani, del Caucaso, del Medio Oriente e dell’Africa e sperimentano una vita di convivenza, di formazione e di studio. I giovani del progetto, una volta completato il ciclo di studi, rientrano nel paese di origine per testimoniare, nei luoghi del proprio impegno professionale e civile, la concreta possibilità del dialogo e della pacifica convivenza.

L’insieme delle attività artistiche, culturali e spirituali che si promuovono nella Cittadella, intrecciate al percorso formativo dei giovani dello Studentato Internazionale, fanno di Rondine una permanente “Scuola Europea della Pace”, aperta a tutti e articolata in forme e tempi diversi per permettere la massima partecipazione.

Fraternità La Romena

La fraternità ha il suo cuore nell’antica pieve romanica di Romena,  in Casentino. Romena si propone come un possibile crocevia per tanti viandanti del nostro tempo.

Così come per i pellegrini del Medio Evo, in marcia verso Roma, la pieve rappresentava un punto di riposo dove fermarsi per una notte, rifocillarsi e ripartire, così oggi la Fraternità vuol offrire un luogo di sosta ai viandanti di ogni dove. Una sosta per ritrovarsi e riscoprire la bellezza della nostra unicità, una sosta per poi riprendere e proseguire il proprio personale cammino di crescita. “Oggi – spiega don Luigi Verdi, fondatore e responsabile della Fraternità – non abbiamo tanto bisogno né di teorie, né di ideologie, ma di silenzio, di una pausa, di un tempo per riallacciare i rapporti con la nostra autenticità. Ed è questo ciò che proviamo a offrire a Romena”.

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