Ministri straordinari della Comunione

Sabato 25 ottobre, in Seminario, il Vescovo ha istituito 208 ministri straordinari della Comunione dei quali 6 della parrocchia di Mozzanica: Alessandra, Anna, Enrica, Rosaria, Cesare, Giovanni. In totale i ministri che operano in diocesi sono 305 (216 laici e 89 religiose). Il mandato dura tre anni e ogni volta deve essere rinnovato.

Di seguito riportiamo la sintesi della meditazione tenuta dal Vescovo, prima della celebrazione dei Vespri, nel salone Bonomelli del Seminario (fonte www.diocesidicremona.it)

Nel suo intervento mons. Lafranconi ha anzitutto riflettuto sul termine “cura pastorale”. «Cura – ha esordito – chiama in causa l’atteggiamento umano del prendersi a cuore, dello spendersi per l’altro, soprattutto se bisognoso e malato». Si tratta di un atteggiamento molto spesso istintivo, naturale, anche se per il cristiano, grazie alla Parola di Dio, assume un connotato di fede: l’assistere il bisognoso, infatti, è assistere Cristo: «Curare il malato vuol dire curare Gesù!». L’aggettivo pastorale rivela lo stile con cui accostarsi all’infermo: con quella delicatezza e quell’attenzione di Cristo pastore verso il suo gregge.

Il vescovo Dante ha poi rimarcato che il ministero della visita agli ammalati deve sempre essere compiuto in nome e per conto della Chiesa: «Quando entrate in una casa, non lo fate a titolo personale, ma per mandato della comunità cristiana. Voi siete un investimento ecclesiale!». Anche i malati hanno un ruolo nella Chiesa molto importante: «Dovete aiutarli a capire – ha proseguito  – che la loro preghiera e la loro offerta delle sofferenze hanno un grande valore. Io, da giovane prete, quando visitavo un infermo chiedevo di pregare per una determinata intenzione. È anche questo un modo per farli sentire parte di una comunità più grande».

Mons. Lafranconi ha poi ricordato che nella visione cristiana la malattia è sia una provocazione sia un’opportunità. «È una provocazione perchè anzitutto fa riscoprire il senso dell’esistenza umana. Quando si è troppo presi dal lavoro o dalle incombenze della vita si dimentica di essere fragili e caduchi e si pensa di poter rimanere sempre autosufficienti e di bastare a se stessi. Forte è la tentazione di considerarsi onnipotenti. La malattia, invece, ci invita ad essere realisti e a fidarci meno di noi stessi e più di Dio». Per il presule l’accettazione del proprio limite è poi condizione essenziale per manifestare la propria carità verso gli altri.

In secondo luogo la malattia è provocazione perchè permette di apprezzare il bene della salute che è sempre un dono di Dio. E infine è provocazione perchè aiuta a saggiare la consistenza della propria fede, a mettersi alla prova cioè quando la fanno da padrone l’ansia, la paura, la rabbia, l’angoscia.

Nell’ottica della malattia intesa come opportunità il ministro straordinario della Comunione deve aiutare il malato a riconoscersi parte del mistero della redenzione: attraverso le proprie sofferenze, infatti, egli contribuisce all’opera di Gesù che sulla croce ha salvato tutti gli uomini. «La malattia vista con gli occhi della fede è una vera e propria grazia perchè permette di essere discepolo di Cristo fino in fondo, sperimentando tutto quello che Lui ha sperimentato».

Quindi mons. Lafranconi ha chiesto a tutti gli operatori della pastorale della salute e soprattutto ai ministri straordinari della Comunione di avere cura della persona nella sua integralità e di manifestare un’attenzione anche ai familiari che spesso vivono con drammaticità l’infermità di un proprio congiunto. «Non abbiate paure di dire con chiarezza le parole che vi ispira il Vangelo».

Infine una riflessione sull’Eucaristia, il sacramento che rinnova il gesto supremo dell’amore di Dio per l’umanità e che dà significato salvifico ad ogni dolore: «Portando la Comunione voi permettete ai sofferenti di condividere la gioia della celebrazione eucaristica della comunità parrocchiale». Da qui il forte invito a non prestarsi a fare il ministro straordinario solo per distribuire l’Eucaristia in chiesa: «Voi non servite per accorciare i tempi delle Messe, ma per andare nelle case degli ammalati».

Subito dopo la meditazione del presule sono stati celebrati i Vespri, coordinati da don Daniele Piazzi, direttore dell’ufficio per il culto divino e responsabile della formazione dei ministri straordinari. Durante la liturgia, guidata nel canto da don Graziano Ghisolfi, il vescovo Dante ha dato il mandato ai 31 nuovi ministri e lo ha rinnovato per un triennio ad altri 177.

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